Ieri il Davide van de sfroos ha citato, nella categoria "fantasmi che abitano il Lago", questo interessante essere a nome Barbapedana. Tralasciando il fatto che solo noi quattro siamo scoppiati a ridere come dei pirla, vengo poi a scoprire dalla Streganocciola che la mia nonna non considerava affatto il Barbapedana una fantasma, ma che nella sua interpretazione era un uomo sciatto che si aggirava per il Lago.
Sono quindi adata a vedere:
Pare che il Barbapedana sia, innanzitutto, una figura sia della tradizione milanese che di quella veneta. E né il Davide né mia nonna sbagliavano del tutto: pare infatti che il Barbapedana sia esistito veramente, nell'800, e fosse un famosissimo cantastorie.
Da allora, Barbapedana è stato il nome di tutti i cantastorie da osteria - una specie di biglietto da visita -, ma anche la figura - pare usata per spaventare i bambini - del suo fantasma che si aggirava ancora per il Lago. E perchè sciatto? Perchè il Barbapedana aveva la sua canzone, che usava per presentarsi alle osterie, un lasciapassare sicuro per non essere cacciato:
El barbapedana gh'aveva un gilèt
curt davanti cont sensa el de drè
sensa butun, lung una spana
l'era 'l gilet del Barbapedana.
Anche in Veneto la strofetta è molto simile, ma sono gli occhielli ad essere lunghi una spanna.
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venerdì 6 marzo 2009
lunedì 13 agosto 2007
Varie ed eventuali. O meglio, una varia, e un'eventuale
Dunque. Repubblikit segnala questo sito, dove io non sono ancora andata, però, che raccoglie le foto di animali strani.
C'è l'orso del sole
l'axoloti, che mi è sempre piaciuto moltissimo
l'aye-aye, che sembra sempre in botta

la Piovra Dumbo

E poi lui. La prima foto in movimento di un covone di paglia. Si chiama Komondor, dicono. Ma io non ci credo. Io credo che sia il pesce del 13 agosto di repubblikit.

Ah, ecco. Mi dicono dalla regia che c'è un'altra foto dello stesso animale, e questa volta è fermo. Sembra un po' meno un covone di paglia, così.

Poi c'è questo. Ho reso pubblico il mio blog. Prima dai motori di ricerca non si trovava. In realtà, io ho provato a cercare il gabbiano grigio ma non ho trovato niente. Però oggi avevo le prime chiavi di ricerca. "La moglie di ataturk" e "nodo d'amore algerino". Niente che cosa mangiano le papere. Però i ricci mangiano le fragole, se qualcuno volese saperlo. E anche le mele, diceva Gramsci.
E qui ho finito il post zoologico.

C'è l'orso del sole
l'axoloti, che mi è sempre piaciuto moltissimo

l'aye-aye, che sembra sempre in botta

la Piovra Dumbo

E poi lui. La prima foto in movimento di un covone di paglia. Si chiama Komondor, dicono. Ma io non ci credo. Io credo che sia il pesce del 13 agosto di repubblikit.

Ah, ecco. Mi dicono dalla regia che c'è un'altra foto dello stesso animale, e questa volta è fermo. Sembra un po' meno un covone di paglia, così.

Poi c'è questo. Ho reso pubblico il mio blog. Prima dai motori di ricerca non si trovava. In realtà, io ho provato a cercare il gabbiano grigio ma non ho trovato niente. Però oggi avevo le prime chiavi di ricerca. "La moglie di ataturk" e "nodo d'amore algerino". Niente che cosa mangiano le papere. Però i ricci mangiano le fragole, se qualcuno volese saperlo. E anche le mele, diceva Gramsci.
E qui ho finito il post zoologico.
martedì 10 aprile 2007
sabato 9 dicembre 2006
Una colazione trascendentale
venerdì 8 dicembre 2006
La tecnica dello scrittore in tredici tesi
Un altro, un altro!
I. Chi intende procedere alla stesura di un'opera di vasto respiro si dia buon tempo e, al termine della fatica giornaliera, si conceda tutto ciò che non ne pregiudica la continuazione.
II. Parla di quanto hai già scritto, se vuoi, ma non farne lettura finché il lavoro è in corso. Ogni soddisfazione che in tal modo ti procurerai rallenterà il tuo ritmo. Seguendo questa regola, il desiderio crescente di comunicare diverrà alla fine uno stimolo al compimento.
III. Nelle condizioni di lavoro cerca di sottrarti alla mediocrità della vita quotidiana. Una mezza quiete accompagnata da rumori banali è degradante. Invece l'accompagnamento di uno studio pianistico o di uno strepito di voci può rivelarsi non meno significativo del silenzio tangibile della notte. Se questo affina l'orecchio interiore, quello diventa il banco di prova di una dizione la cui pienezza soffoca in sé persino i rumori discordanti.
IV. Evita strumenti di lavoro qualsiasi. Una pedante fedeltà a certi tipi di carta, a penne e inchiostri ti sarà utile. Non lusso, ma dovizia di codesti arnesi è indispensabile.
V. Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, e tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri.
VI. Rendi la tua penna sdegnosa verso l'ispirazione ed essa l'attirerà a sé con la forza del magnete. Quanto più lento sarai nel decidere di mettere per iscritto un'intuizione, tanto più matura essa ti si consegnerà. Il discorso conquista il pensiero, ma la scrittura lo domina.
VII. Non smettere mai di scrivere perché non ti viene più in mente nulla. E' un imperativo dell'onore letterario interrompersi solo quando c'è da rispettare una scadenza (un pasto, un appuntamento) o quando l'opera è terminata.
VIII. Occupa una stasi dell'ispirazione con l'ordinata ricopiatura del già scritto. L'intuizione ne sarà risvegliata.
IX. Nulla dies sine linea: sì, però qualche settimana.
X. Non considerare mai perfetta un'opera che non t'abbia tenuto una volta a tavolino dalla sera fino a giorno fatto.
XI. La conclusione dell'opera non scriverla nel solito ambiente di lavoro. Non ne troveresti il coraggio.
XII. Gradi della composizione: pensiero, stile, scrittura. Il senso della bella copia è che in questa fase l'attenzione va ormai soltanto alla calligrafia. Il pensiero uccide l'ispirazione, lo stile vincola il pensiero, la scrittura ripaga lo stile.
XIII. L'opera è la maschera mortuaria dell'idea.
(W. Benjamin)
I. Chi intende procedere alla stesura di un'opera di vasto respiro si dia buon tempo e, al termine della fatica giornaliera, si conceda tutto ciò che non ne pregiudica la continuazione.
II. Parla di quanto hai già scritto, se vuoi, ma non farne lettura finché il lavoro è in corso. Ogni soddisfazione che in tal modo ti procurerai rallenterà il tuo ritmo. Seguendo questa regola, il desiderio crescente di comunicare diverrà alla fine uno stimolo al compimento.
III. Nelle condizioni di lavoro cerca di sottrarti alla mediocrità della vita quotidiana. Una mezza quiete accompagnata da rumori banali è degradante. Invece l'accompagnamento di uno studio pianistico o di uno strepito di voci può rivelarsi non meno significativo del silenzio tangibile della notte. Se questo affina l'orecchio interiore, quello diventa il banco di prova di una dizione la cui pienezza soffoca in sé persino i rumori discordanti.
IV. Evita strumenti di lavoro qualsiasi. Una pedante fedeltà a certi tipi di carta, a penne e inchiostri ti sarà utile. Non lusso, ma dovizia di codesti arnesi è indispensabile.
V. Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, e tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri.
VI. Rendi la tua penna sdegnosa verso l'ispirazione ed essa l'attirerà a sé con la forza del magnete. Quanto più lento sarai nel decidere di mettere per iscritto un'intuizione, tanto più matura essa ti si consegnerà. Il discorso conquista il pensiero, ma la scrittura lo domina.
VII. Non smettere mai di scrivere perché non ti viene più in mente nulla. E' un imperativo dell'onore letterario interrompersi solo quando c'è da rispettare una scadenza (un pasto, un appuntamento) o quando l'opera è terminata.
VIII. Occupa una stasi dell'ispirazione con l'ordinata ricopiatura del già scritto. L'intuizione ne sarà risvegliata.
IX. Nulla dies sine linea: sì, però qualche settimana.
X. Non considerare mai perfetta un'opera che non t'abbia tenuto una volta a tavolino dalla sera fino a giorno fatto.
XI. La conclusione dell'opera non scriverla nel solito ambiente di lavoro. Non ne troveresti il coraggio.
XII. Gradi della composizione: pensiero, stile, scrittura. Il senso della bella copia è che in questa fase l'attenzione va ormai soltanto alla calligrafia. Il pensiero uccide l'ispirazione, lo stile vincola il pensiero, la scrittura ripaga lo stile.
XIII. L'opera è la maschera mortuaria dell'idea.
(W. Benjamin)
L'Angelo della Storia
Ieri, usciti da teatro ("Le storie del signo Keuner", bello, bello, bello!), si parlava di Walter Benjamin, e il gufo diceva che le avrebbe fatto piacere leggere qualcosa. Ecco qua. L'Angelus Novus, per chi non avesse visto lo spettacolo, è il quadro che Benjamin teneva in valigia durante la sua fuga dal nazismo.
"C'è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un'unica catastrofe, che ammassa incessantemente ma cerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che l'angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera."
(W. Benjamin)
"C'è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un'unica catastrofe, che ammassa incessantemente ma cerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che l'angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera."
(W. Benjamin)
lunedì 27 novembre 2006
'ch'io, 'ch'io!
| You Are Lemon Meringue Pie |
You're the perfect combo of sassy and sweet Those who like you have well refined tastes |
sabato 18 novembre 2006
Neruda racconta...
E questo è un nanetto che ho letto in "Confesso che ho vissuto". Già l'avevo letto, ma non lo ricordavo.
America, pieno maccartismo. San Francisco o Los Angeles, Neruda stesso non ricorda.
L'FBI scheda gli 80 comunisti iscritti alla casa del popolo - o quanto di più simile - locale.
Il giorno successivo, arriva la smentita per 70 degli 80 schedati.
La smentita proviene dalla CIA.
Tutti e 70 sono suoi agenti infiltrati nelle fila comuniste.
Gloriose fila.
Di dieci persone.
America, pieno maccartismo. San Francisco o Los Angeles, Neruda stesso non ricorda.
L'FBI scheda gli 80 comunisti iscritti alla casa del popolo - o quanto di più simile - locale.
Il giorno successivo, arriva la smentita per 70 degli 80 schedati.
La smentita proviene dalla CIA.
Tutti e 70 sono suoi agenti infiltrati nelle fila comuniste.
Gloriose fila.
Di dieci persone.
mercoledì 15 novembre 2006
test
| Personality Disorder Test Results
|
personality tests by similarminds.com
Eccolo qua, il test della amica E....
sabato 4 novembre 2006
L'ottima figura
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