mercoledì 8 novembre 2006

La mia gente

Ormai sono un sacco di giorni che faccio la stessa strada alla stessa ora, per andare a scuola. E quindi sono anche un sacco di giorni che vedo un sacco di gente, tanto che ormai li riconosco, e penso che loro riconoscano me, quella che va in giro mangiando sempre una mela e con le cuffie dell'ipod nelle orecchie e il passo lungo e veloce e gli occhiali e non porta mai l'ombrello, neanche quando diluiva. E sorride, di solito. O canticchia sperando che non la veda nessuno.

Allora.

Quando esco di casa c'è l'uomo con il cane. E' un uomo alla Paolini, basso e pelato, ma non pelato proprio del tutto e neanche basso, proprio del tutto. E il suo cane è un pastore tedesco. O forse è una cana, perchè ora che ci penso non attacca mai rissa con gli altri cani. E quest'uomo alla Paolini sempre ci tira le pigne, al suo pastore tedesco. Non nel senso che gliele tira addosso, ma che gliele tira da riprendere. E va in giro con la faccia di Paolini che si è appena svegliato, tirando un calcio alla pigna dopo l'altro, con una tranquillità quasi zen.

Poi c'è l'uomo nero. Questo è forse il personaggio più bello. Quando ero piccola avevo un libretto che si chiamava "Era una notte scura, molto scura", e mi piaceva tantissimo. Quest'uomo nero ha una giaccona verde scura. E si siede sotto un albero scuro, che rimane sempre in ombra. Ed è seduto su una panchina verde scura. Ed è fermo. Ed è, ovviamente, nero. Indiano, penso. E quando esco io è ancora quasi buio. E lui è lì, tutte le mattine, che penso aspetti di entrare a lavorare. Fermo. E io quando arrivo lì vicino a lui non sono proprio ancora sveglia. E tutte le mattine mi spavento, perchè vedo solo due occhi che mi guardano, perchè il resto è scuro. Mi spavento, e poi rido. Sempre.

Poi c'è il bancario che fa colazione. Questo qua non è per niente una di quelle persone che sei contento di incontrare, la mattina. Il bancario è sempre triste. Legge sempre il Mercantile. Non sorride. Sorseggia caffè. Secondo me amaro. Non mangia neanche brioches. Sorseggia caffè, legge e non sorride. Non sorride, legge e sorseggia caffè. Lascia le monete, sempre giuste, perchè mai si ferma per il resto, sul tavolo, prende la sua 24 ore e si alza. Mai con un sorriso. Mai neanche con una smorfia. Sempre triste. Sempre cupo.

Poi c'è il fruttivendolo. Il fruttivendolo è un personaggio bellissimo. Secondo me, il fruttivedolo sei mesi fa pesava 10 chili in meno. Ed era meno biondo. E aveva i capelli più corti. Però è sempre lo stesso fruttivendolo, sono sicura. Questo fruttivendolo sposta cassette. Dal marciapiede al suo negozio. Dal suo negozio a un camioncino bianco. Limoni, cachi, pesche, mele. A volte zucche. Colori. E il fruttivendolo sorride. Ma sempre, sorride. Sorride a quelli che passano, sotto il peso dei suoi limoni. Sorride al barista del negozio a fianco, dietro le sue zucche. Sorride a se stesso, se non c'è nessuno a cui sorridere.

Poi c'è lo spazzino. Lo spazzino non è tanto una bella persona. Ma è pittoresco. Perchè lo spazzino è sempre nello stesso punto, a qualsiasi ora io passi. Anche se entro un'ora dopo. Anche se sono in ritardissimo. Però lavora, eh. Ed è sempre sudato, anche. Anche d'inverno. Ma sempre nello stesso punto. Allo spazzino, la teroia della relatività gli calza a pennello.

Poi c'è il vecchietto che aspetta l'autobus per il nipote. E si fanno sempre un sacco di coccole. Sono sempre teneri, il vecchietto e il nipote.

Poi arrivo a scuola. E tutta questa gente mi fa sempre sorridere, anche quando sono a scuola che mi muffo.

1 commento:

lanessie ha detto...

E a me mi tocca solo l'edicolante nana, così nana che quando chiedi il manifesto spunta solo la sua mano, tesa, e lei giù, tra il Corriere Mercantile e Grand'hotel.