domenica 2 dicembre 2007

No pasaran!, 26 novembre

26 novembre

Partiamo da Lloret de Mar che è ancora buio, con destinazione Madrid.
Ci fermiamo per pranzo a Saragozza: Saragozza, la città delle tre culture, la città con la tempesta di sabbia.
Non riusciamo a tenere gli occhi aperti, avanziamo per un'enorme piazza senza capire dove stiamo andando. E ci chiediamo, continuamente, da dove venga tutta quella sabbia. Che ci sia il vento passi, ma la sabbia stile Sahara...
Scopriamo, un'ora dopo, quando il vento si è calmato, che è in costruzione un ottimo presepe vivente, con sabbia annessa. Che immagino non ci sarà più, a questo punto.
Per trovare riparo, comunque, entriamo nella basilica.
La cosa geniale della Spagna è che moschee, sinagoghe e chiese hanno tutte lo stesso stile. A volte - giuro! - anche gli stessi quadri.
La basilica di Saragozza è enorme, e si sta celebrando un non so che di religioso registrato su cd, con tutti che ripetono amen e una voce metallica che parla in spagnolo.
Abbandono le prof che descrivono i quadri e inizio a vagabondare per la chiesa: vedo appese due bombe ad una colonna, con la solita targa "ringraziamo Santa Maria del Pilar (Pilar vuol dire pilone, per chi non lo sapesse, e la leggenda vuole che Maria sia apparsa a Saragozza proprio su un pilone, così, dal nulla), che ha impedito lo scoppio delle due bombe cadute sulla basilica nell'anno 1936".
Ok, tutto normale.
Passo oltre.
Vicino ad un altare secondario (ce ne sono tre o quattro), la seguente targa: "In ringraziamento a Santa Maria del Pilar, che ha protetto i combattenti durante l'incresciosa guerra civile che ha dilaniato il paese e li ha portati alla vittoria nel 1939".
Io mi chiedo. Glielo spega qualcuno che le bombe erano loro?

Pranziamo in uno spagnolissimo irish pub, in cui ci servono delle cose, che loro chiamano pizze, ma sono bruschette, su un tagliere, con una mezzaluna come posata. Scopriremo poi che la pizza con mezzaluna è un po' il must del momento, in Spagna.
Ripartiamo per Madrid; a metà del viaggio, urge una sosta autogrill.
Io non so se voi siate mai stati in Spagna. Io non c'ero mai stata. E mi immaginavo un paesaggio tipo toscana, tipo lazio, e mille mila paesini piccoli e le cttà grandi molto grandi.
Invece no. Il paesaggio è desertico: sabbia, rocce, arbusti, cespugli. Sabbia, rocce, arbusti, cespugli, sabbia, rocce, arbusti, cespugli, città. Senza periferia, senza niente. Improvvisamente, una città, grande, non paesini, e, di nuovo improvvisamente, sabbia, rocce arbusti cespugli.
L'autogrill, dicevo. Ci fermiamo. Non esistono autogrill in Spagna. L'autostrada è costellata da motel, bar, chioschetti indpendenti. Visto che "i chioschetti indipendenti chi sa cosa ti danno da mangiare", prof e autista optano per un motel dall'aspetto apparentemente normale.
Entriamo.
La porta cigola.
Le persiane delle finestre sono rotte, filtra la luce irregolare.
C'è un bancone al centro della sala. Sul bancone una teca. Sotto la teca acciughe sott'olio, pomodori sott'olio, formaggio evidentemente stantio.
Una macchina del caffè che borbotta e gorgoglia. Seduti ad un tavolo sulla sinistra, quattro vecchi sorseggiano un bianco e ci guardano storto.
Chiediamo per il bagno.
Ci indicano una scala, buia e sporca.
La porta si richiude alle nostre spalle.
Aspettiamo che tutti, maschi compresi, abbiano finito in bagno.
Risaliamo le scale.
La porta si apre.
I più coraggiosi hanno persino l'ardire di prendere un caffè.
Dicono che è buono.
Usciamo.
Fuori, il solito paesaggio desertico.
Un western a 100 kilometri da Madrid.

Arriviamo, infine, in albergo. Due stelle, davanti ad Atocha, la stazione dell'attentato. Le camere si dividono i pari e dispari. Ci sono ascensori diversi.
Si fa notare il genio della IIIA, che vuole, pretende e comanda di salire sull'ascensore dei numeri pari. "Ho la 641!", asserisce. "Appunto", diciamo noi. "Eh, il 6 è pari", conclude salendo sull'ascensore. La camera non l'ha trovata. P'cato.
Poi, scopriamo che le camere dispari e quelle pari sono collegate. Solo che c'è un cavedio in mezzo, quindi hanno deciso che la divisione era più comodo farla così, invece che tipo fino al 50 da una parte e oltre il 50 dall'altra. Mah. Contenti loro.
Sono Pazzi Questi Iberici.
Mentre ci docciamo, irrompono in camera nostra In chupito veritas e la Ginnasta. Urlano che ah, c'è del sangue sul loro letto, e ah, dei buchi nel corpiletto, e ah, e ah, e ah. Vado a vedere. In camera loro le altre due sono in piedi sui letti, come le vignette con le donnine stupide (o mia sorella) e i topi. Macchie rosse, effettivamente, ci sono. E buchi anche. Evidentemente, però, tempera e tarme. Tranquillizzo, per quanto sia possibile, le quattro urlanti, e faccio per tornare in camera mia. "C'è di peggio", dice la Ginnasta, e mi porta in corridoio. Nell'angolo cieco, effettivamente c'è di peggio. Una porta, polverosa e incelofanata. La plastica è strappata, e viene mossa dal vento.
Un buon inizio di gita.

5 commenti:

lanessie ha detto...

...dice Ci hanno Zapatero, loro.
...dice, Eccheccazzo, poveretti. Almeno quello!

Gg ha detto...

dice Vedrai in seguito che non se lo meritano mica tanto, il Zap.

Anonimo ha detto...

Facciamo che tu sei la mente analitica e io quella che necessita di una buona analisi... :D scherzi a parte, gran bel resoconto. Fortunatamente io il Filosofo Danzante me lo sono perso ;)

Anonimo ha detto...

oh! auguri!

etalpa

Anonimo ha detto...

Ma perchè non era anche il formaggio sott'olio?
E sicura che le macchie rosse erano tempera?
Potevano essere anche vernice.
Comunque quel genio di IIIA non lo batte nessuno...