domenica 2 dicembre 2007

No pasaran!, 25 novembre

Sono tornata. Fisicamente, intendo, non sul blog. Ero in Spagna. Da una settimana, non da quando non scrivo più.
Allora tocca fare il report dell'ottima gita di classe, ché merita. Giorno per giorno ho annotato le cose che sono successe, da raccontarvi.
Fate finta che io sia ancora lì, a Madrid, e che non mi trovi nel quartiere amministrativo in cui non si trova un internet point nenache a pagarlo oro, ma in un albergo a quattro stelle con internette aggratis e quindi vi scrivo da lì giorno per giorno.

25 novembre. Partenza.

Millemila ore di viaggio in pullman fino a Lloret de Mar, con tappa di un'oretta ad Arles. Niente da riportare. La classe con noi, III liceo classico, è morta. Noi no. Ce la caviamo con solo un po' di muffa verso le 20, essendo partiti alle sei del mattino.
Arriviamo in questo albergo: dunque, Lloret de Mar, per chi non ci fosse mai stato, non è una città. E' un posto piuttosto piccolo, tanto che non è neanche molto segnato sui cartelli stradali, con solo discoteche, locali e sexy shop. I sexy shop inizi a vederli dalla perfieria. Poi le discoteche. Poi i locali. Siamo arrivati che era notte, siamo partiti che non era ancora l'alba: io, l'unica cosa che ho visto sono state insegne luminose. Non esistono palazzi, solo grattacieli.
Il mio albergo era l'Hotel Samba: se lo cercate su internette, vedrete che le uniche immagini sono quelle dell'enorme piscina. Che c'è, eh, non voglio negarlo. Ma vi ricordo che è il 25 novembre.
Il resto dell'albergo non è brutto. Neanche troppo bello, ma non brutto. Il problema è un altro. Il problema è che ci sono solo over 65. Non so per quale motivo, visto che l'albergo è evidentemente fatto per giovani; si vede che d'inverno hanno le agevolazioni.
In questo albergo c'è un pub, triste e solitario, e un bar, con la musica. La musica è piano bar, e si balla. O meglio, i vecchietti, ballano. Fino a un certo punto non c'è problema: ballano a coppie, tutti romaniticosi, teneri.
E all'improvviso!, arriva l'ondata dei "pivello, la noche è giovane". Un branco di settantenni vestiti in modi improponibili (abiti neri e argentati attillati, robi immondi senza maniche e aderenti, gli uomini in camicia hawaina e pantaloni eleganti) che richiedono a gran voce balli di gruppo. I pianobaristi li accontentano, e parte la scena più raccapricciante della mia vita.
I settantenni, ammiccando a qualunque essere respirante che, malglieneincolga, incroci i loro occhi, iniziano a ballare con movimenti che loro ritengono sensuali, cercando di attirare i giovani - ovvero noi - che nel frattempo si sono ritirati in ordine sparso verso il bancone, che sembra la tana di nascondino. In quest'orrido spettacolo, durato un quarto d'ora, si fa notare il prof di filosofia, che balla amichevolmente con la collega più brutta della scuola.
Il prof di filosofia è tenero e pacioccoso. Dice salute quando starnutisci, anche durante una spiegazione, si scusa se ti deve interrogare e non si arrabbia mai, dice solo "sento un po' di brusio..." quando c'è un casino inenarrabile che regna sovrano. E' tenero, lo adoriamo tutti. Ma sexy, no. Aveva una camicia azzurra e i suoi soliti pantaloni un po' elegnati e un po' no. Fin qui tutto bene. Ma la camicia aveva i primi tre bottoni aperti, e da sotto spuntava una sensualissima canottiera bianca. Vestito in modo così elegante, il tenero prof non poteva che darsi delle arie: e camminava, quindi, tutto dritto, petto in fuori e sorriso spagnoleggiante sulle labbra.
Urgh.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Della serie iniziamo bene...